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RECOVERY.NET

Pratiche innovative

Negli ultimi dieci anni si sono affermate, a livello internazionale, diverse pratiche orientate alla recovery e alla coproduzione, che stanno raccogliendo dati sempre più significativi in termini di efficacia e di valutazione positiva da parte degli utenti dei servizi; l’Individual Placement and Support ne è un esempio, ma molte altre si stanno affermando e possono arricchire l’offerta ordinaria dei servizi di salute mentale favorendo una riflessione organizzativa su come supportare, nel modo più efficace possibile, i percorsi di recovery dei propri utenti.

L’individual Placement and Support (in italiano, affiancamento alla ricerca attiva del lavoro) è una tecnica per supportare la ricerca attiva del lavoro pensata per persone con disturbi mentali gravi; nata negli Stati Uniti e impiegata poi in Europa, ha ottenuto una crescente diffusione anche in Italia grazie all’attività dell’Associazione IPSilon, che aderisce alla rete del progetto e che è stata costituita dagli operatori che per primi hanno sperimentato l’IPS in Emilia Romagna.

L’efficacia dell’IPS e la sua superiorità rispetto a tutte le altre metodologie di inserimento lavorativo sono state confermate da numerosi studi, ed attualmente l’IPS viene sperimentata anche nell’ambito della tossicodipendenza, dell’autismo e altre forme di svantaggio.

L’IPS, i cui principi sono fondati sulla responsabilizzazione dell’utente e sulla valorizzazione dei suoi punti di forza e delle sue scelte, è considerata una traduzione concreta dell’approccio orientato alla recovery, e può essere considerato un intervento che ha anticipato l’attuale indirizzo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a supporto dell’affermazione dei diritti umani e di cittadinanza per le persone con disturbi mentali.

A seguito di un percorso formativo finalizzato alla formazione degli operatori su questa tecnica, ne abbiamo avviato e implementato l’utilizzo nei territori di Brescia e Mantova, affiancando utenti dei due territori nella ricerca attiva del lavoro.

Le Outcomes Star sono uno strumento per la co-progettazione, il monitoraggio e la valutazione partecipata di progetti individualizzati. Ad oggi le Outcomes Star sono 35; tra queste si trova la Mental Health Recovery Star™, introdotta in Italia nel 2012 dall’associazione Il Chiaro del Bosco.

Attraverso l’utilizzo della Recovery Star™ promuoviamo la coproduzione, l’empowerment, la valorizzazione dell’esperienza vissuta in prima persona dagli utenti e il ruolo di facilitazione degli operatori di un Percorso individuale, facendo nostro un modello di cambiamento che nasce dalle testimonianze di esperienza di malattia e di guarigione descritte da più persone.

La Mental Health Recovery Star™, a partire dalla valutazione di 10 aree*, accompagna gli utenti e gli operatori nella costruzione, nel monitoraggio e nella valutazione di Percorsi individuali di cura basati sui principi delle recovery, attraverso la progettazione condivisa di un piano d’azione e la scelta di strumenti capaci di attivare un cambiamento. 

La “scala del cambiamento”, che costituisce il motore dello strumento, offre all’utente e all’operatore indicazioni non solo per la valutazione del punto nel quale un Percorso individuale è arrivato ma anche un supporto nell’identificare gli interventi più adatti nelle diverse fasi del percorso di cambiamento.

*salute mentale, life-skills, lavoro, dipendenze, responsabilità, reti sociali, relazioni personali, speranza, cura di sé, identità ed autostima.

 

https://www.outcomesstar.org.uk/

http://www.ilchiarodelbosco.org/progetto-recovery-star/

Essere studenti del proprio benessere” è il motto che cattura il senso e la finalità di questa pratica innovativa coprodotta da utenti, operatori e comunità locale per promuovere il benessere psicosociale di chi vi partecipa, attraverso una proposta formativa che nasce dall’incontro del sapere esperienziale con quello professionale attorno ai temi della recovery.

I corsi dei Recovery College consentono a chi si iscrive di acquisire informazioni e competenze utili per un percorso di recovery e di crescita personale o professionale.

Nei Recovery College nessuno ha il ruolo di “paziente” ma ci sono studenti e facilitatori.

Nella malattia mentale  le alterazioni delle funzioni cognitive   hanno un impatto sfavorevole sulle attività della vita quotidiana della persona, inoltre l’esperienza soggettiva di disfunzione o inefficienza mentale rappresenta spesso l’avvio della sofferenza del soggetto, ancor prima che la malattia venga diagnosticata.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è rivolta con molta attenzione allo studio dei deficit di tipo cognitivo, non solo per il loro impatto sull’esito del disturbo, ma anche per cercare delle tecniche non farmacologiche per la loro gestione e correzione. Sempre più ricerche hanno infatti dimostrato e confermato come le funzioni cognitive si correlino in maniera diretta ed indiretta al funzionamento psicosociale della persona.

L’obiettivo della Cognitive Remediation è quello di migliorare il funzionamento globale e la qualità della vita del paziente psichiatrico, mantenendo e generalizzando i risultati nel tempo e nei diversi contesti di vita.

La maggior parte delle tecniche di Cognitive Remediation prende in considerazione le funzioni che si correlano maggiormente alla disabilità del paziente, come attenzione, funzioni esecutive e memoria.

Da alcuni anni la Cognitive Remediation  ha trovato largo impiego nelle patologie psichiatriche quali depressione, disturbo bipolare, anoressia nervosa e, soprattutto, la schizofrenia.

All’interno del progetto Recovery.Net, in particolar modo nei percorsi individuali di cura, verranno messi a disposizione gli interventi di rimedio cognitivo a  chi mostrerà un bisogno di questo tipo, con l’obiettivo di fornire gli strumenti per un concreto utilizzo degli stessi nella pratica clinica quotidiana dei servizi psichiatrici, in un’ottica di integrazione e personalizzazione degli interventi.

Il social prescribing è uno strumento che prevede che i medici di medicina generale, gli psichiatri dei centri psicosociali, gli assistenti sociali dei servizi sociali possano prescrivere agli utenti, oltre a farmaci e interventi specialistici, anche attività sociali presenti sul territorio, riconoscendo il loro ruolo nel promuovere il benessere (si pensi all’attività fisica per la depressione, la meditazione per i disturbi d’ansia, le attività artistiche per fronteggiare la solitudine,…)

Un operatore specializzato (link-worker) farà da raccordo tra i servizi socio-sanitari e le opportunità del territorio, facilitando il coinvolgimento in attività sociali di utenti con diversi problemi di salute -che spesso si intersecano con difficoltà sociali e di scarso accesso ai servizi- ma che sono in contatto con i medici di medicina generale, servizi sociali o altre agenzie del territorio e promuovendo interventi a supporto della salute mentale.

Realizzeremo  nel 2020 un percorso formativo per utenti esperti nel supporto fra pari nei servizi di salute mentale, che tramite il supporto alla rielaborazione personale dell’esperienza di malattia, faciliterà il superamento dell’autostigma, il recupero di un ruolo propositivo e la possibilità di diventare utenti attivi dei servizi.

L’esperienza vissuta in prima persona di una malattia può diventare, infatti, una risorsa messa a disposizione e comunicata ad altri che la stanno vivendo, con l’obiettivo di condividerne il carico emotivo, le strategie sperimentate e i risultati ottenuti.

Il ruolo degli utenti esperti è stato valutato da più studi -non solo nel settore della salute mentale-, che ne hanno dimostrato l’efficacia nel favorire consapevolezza e autostima, nel creare le condizioni per un minor ricorso a ricoveri e nell’utilizzare in modo appropriato le risorse comunitarie.

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